La Ripa Fucina Architettura

Le giornate si stanno accorciando e, anche se la luce un po’ manca, apprezzo i colori che sta portando l’autunno e mi godo insieme ai nonni i disegni che gli storni fanno in cielo quando volano tutti assieme. Oggi non ho lavorato e sono andata a teatro con la nonna, perché ci teneva tanto ad andare a vedere questo nuovo spettacolo. Il nonno è rimasto a casa a leggere un libro e a curare un po’ il giardino preparandolo per la nuova stagione.

Abbiamo cenato in giardino, sul grande tavolo che sta sotto il gazebo, per goderci le ultime giornate tiepide. Abbiamo riso tanto, con la solita dolcezza che ci scambiamo. Arrivata l’ora di andare a dormire ci siamo salutati e abbiamo raggiunto le nostre stanze. Appena arrivata in camera ho controllato l’agenda cercando di pianificare le prossime giornate lavorative. Mi sono preparata per andare a dormire e, una volta sdraiata sul letto, ho contato fino a dieci in inglese, giapponese e spagnolo, finché non mi sono addormentata. Stavolta il sogno mi ha catapultata dove la montagna incontra la città, sulle rive del torrente Ombrone.

Vedo molte persone, davvero tante rispetto al solito. Non vedo l’usuale aridità di vita che popola in modo asettico questa parte di prima periferia. Sento della musica e da lontano vedo una ragazza, un volto che sembra familiare che, con un sorriso, mi fa cenno di avvicinarmi a lei e al suo gruppo di amici. Mi avvicino, la riconosco: è Frida, la mia vicina di casa di quando eravamo bambine. Un abbraccio, un grande sorriso e tanti ricordi che riaffiorano. Le chiedo cosa sia tutto questo movimento: “Fucina, che domanda è? Questa è La Ripa”, mi risponde lei, “la nuova spiaggia urbana ideata per chi passa l’estate in città. Hanno chiamato questo posto così perché la ripa è una riva e anche per ricordare le Ripe che scendono giù da Piazza Duomo. È un posto magico, dove tutto si anima: qui coppie, famiglie, gruppi di amici passano le giornate per dimenticarsi della pesantezza del caldo estivo. Ti va di unirti a noi?” Come dirle di no?

Sento la vita vibrare e scorgo dettagli sconosciuti. Su entrambe le rive scopro dei piccoli chioschi situati su palafitte dove è possibile prendere qualcosa da bere e ordinare qualcosa da mangiare, da gustare sulle sponde di questa spiaggia urbana. Frida e i suoi amici mi invitano a bere qualcosa con loro in questo nostro momento. Ordino una bibita rigorosamente a chilometro zero e poi raggiungo gli altri. Frida mi indica di seguirli qualche metro più avanti dove, una volta arrivata, scopro con stupore una delle tante aree relax de La Ripa: ci sono pallet bianchi con comodi cuscini, enormi pouf su cui stendersi e rilassarsi, pneumatici ormai in disuso ricoperti di corda che sono diventati piccoli tavoli, amache coloratissime su cui sdraiarsi per leggere un buon libro o per ascoltare la musica.
Dalla tanta emozione e dallo stupore non riesco a capire che ora sia e in quale giorno dell’anno io sia capitata. Mi avvicino a Frida e, con un po’ di imbarazzo, le chiedo tutto ciò. Mi risponde sorridendo: “Fucina, sei sempre la solita smemorata! Sono le quattro e oggi è il 10 d’agosto. Festeggiamo San Lorenzo, ti va di rimanere con noi?”. La mia emozione continua a crescere e sono sempre più convinta di essere arrivata nel posto giusto al momento giusto. Mi fermo un attimo e penso che domani ho un gruppo da accompagnare in giro per la città, ma poi rifletto e mi ricordo di vivere in un bellissimo sogno, e che, quindi, la mia vita reale è lontana e che posso godermi questo momento.

Decido di fermarmi con loro. Continuiamo ad esplorare La Ripa. Mentre gli altri parlano io rimango in silenzio e mi esplode il cuore di gioia al pensiero che Pistoia possa avere una spiaggia urbana: penso a Paris-Plages e all’estate del 2008, quando, felice, mi perdevo nella rilassatezza della spiaggia parigina sulle rive della Senna; mi torna in mente Berlino con il suo Strandbar Mitte e le sere spensierate e felici; sogno la Danube Island di Vienna, piena di persone, di vita, di cose da fare. Frida mi chiama. Torno con la testa e il corpo a Pistoia e penso che tutto questo sia meraviglioso. Resto ad ammirare stupita tutta questa nuova realtà.
Filippo, un ragazzo del gruppo, mi lancia una palla e mi dice: “Muoviti Fucina! Ci siamo iscritti al torneo di pallavolo e la prossima squadra a giocare è la nostra!”. Ovviamente non ho neanche il tempo di ribattere, io, che a pallavolo sono una frana. Sono le cinque meno un quarto e un arbitro improvvisato fischia l’inizio. Cominciamo a giocare e, dopo aver perso ben due set, riusciamo a fare un’incredibile rimonta portando a casa la partita, ovviamente non per merito mio!
Stanchi ma felici scopriamo un’altra area relax davanti alla quale si trova una delle tre piscine che popolano l’Ombrone. Un tuffo è d’obbligo: ci lanciamo con allegria in questa piscina incastonata perfettamente nell’ambiente, che non sporge, non distoglie l’attenzione dal letto del torrente. Le tre piscine sono a filo sponda: d’estate vengono riempite d’acqua attraverso robuste tubature, mentre d’inverno, quando La Ripa resta chiusa, le piscine si riempiono naturalmente con l’acqua piovana diventando parte integrante del corso del torrente.
Mentre usciamo dalla piscina sentiamo un ragazzo che, nell’area relax, suona la chitarra e canta canzoni che hanno un’anima propria. Ci asciughiamo restando incantati ad ascoltare questa melodia piacevolmente inattesa. Dal chiosco-palafitta vicino esce un ragazzo che mette fuori un cartello con su scritto “AperiRipa”: l’ora dell’aperitivo è arrivata e noi ne approfittiamo per prendere qualcosa da bere e per fare un brindisi a questa giornata.

Sull’altra sponda intravedo una piccola palafitta di legno da cui entrano ed escono persone con dei libri. Incuriosita, chiedo subito a Frida di cosa si tratti. Da amante dei libri le si illuminano gli occhi e inizia a spiegarmi tutto con entusiasmo: “Quello è l’Ospitale del Libro, un posto dove le persone lasciano libri con un messaggio all’interno che possa essere di buon auspicio per chi prenderà quel libro e, a loro volta, scelgono altri libri facendoli loro per poco o per sempre. È un posto magico, dove la letteratura vive e passa di mano in mano e di mente in mente senza essere persa o dimenticata.” L’amore di Frida per i libri non è mai stato un segreto e la sua passione per questo progetto è qualcosa di inevitabile. Anch’io ne rimango subito rapita e penso a quale libro vorrei lasciare e quale nuovo testo vorrei scoprire. Mi piace che la carta esista ancora e che le persone abbiano ancora voglia di sfogliarla.
Sono le otto e un odore di brace mi distrae dai miei pensieri. Mi volto e, poco più avanti, sulla nostra riva, scopro una grigliata improvvisata con verdure e carne di ogni tipo. Frida e i suoi amici non si sono fatti cogliere impreparati ed hanno iniziato a togliere da due grandi borse frigo prelibati pezzi di carne già speziati e verdure già tagliate il tutto pronto per la cottura. Ci avviciniamo alla griglia e un signore, sorridendoci, ci lascia un po’ di spazio per preparare la nostra cena e per grigliare insieme. Mentre i ragazzi preparano, ci perdiamo tutti nei colori del tramonto, osservando il sole che pian piano scende per dare un arrivederci alla città. La Ripa a quest’ora è ancora più bella e tutto sembra più nitido, con una propria identità distinta: i chioschi-palafitta si illuminano con piccole e grandi lanterne di legno dallo spirito poetico, le piscine si svuotano di persone lasciando spazio alla notte, qualche amante del libro rimane ancora nell’Ospitale illuminato dalla luce di una grande lanterna, mentre le aree relax si popolano di persone che si godono la loro cena alla luce di un indimenticabile tramonto.
Sono le undici, penso sia ora di andare, quando Frida mi porge una lanterna di carta dicendomi: “Fucina, è la notte dei desideri, se le stelle non cadranno, saremo noi a mandare in alto la luce, esprimendo un desiderio al lancio di ogni lanterna!” Non riesco a contenere l’emozione e, con il cuore di una bambina, mi avvicino al nostro gruppo dove ognuno ha la propria lanterna in mano. Partono i primi lanci e, con loro, i primi desideri. Osservo incantata La Ripa, guardo rapita tutte le persone attorno a me e mi perdo in un abbraccio di ricordi tra memoria e desideri espressi volati verso il futuro.

D’improvviso la sveglia suona. Mi sveglio ancora presa dal mio sogno. Guardo il calendario: segna un giorno ormai lontano dall’estate, ma nel mio cuore è ancora San Lorenzo e oggi inizia una nuova giornata, alimentata da un sogno stupendo. Mi preparo persa tra i miei pensieri, sperando di poter passare, in un futuro, un 10 d’agosto a La Ripa in compagnia di una vecchia amica e di nuovi volti. Il mio desiderio non lo dico, ma lo lascio nascosto tra le righe, pronto per essere scoperto da altri sognatori come me.